Obblighi dei docenti dopo il termine delle attività didattiche

UIL Scuola Firenze

Non riduciamo il ruolo della scuola a quello di un supermercato aperto 24 ore su 24

Con il termine delle lezioni le applicazioni fantasiose del Contratto Nazionale si moltiplicano- riferisce il segretario generale della Uil Scuola di Firenze Cristiano Di Donna- proprio di questi giorni la notizia di alcune istituzioni scolastiche che vorrebbero i docenti “costretti alla firma di presenza” anche dopo il naturale termine delle attività didattiche in assenza quindi degli alunni e di ogni realtà oggettiva connessa con il ruolo docente.

Si parla di scuole aperte d’estate, di sera e nei giorni festivi, ma nemmeno un accenno al rinnovo contrattuale che la categoria aspetta da anni.

A tale proposito, visto che un Contratto Nazionale esiste ed è in vigore giova ricordare che:

L’orario di insegnamento dei docenti è normato dall’art. 28 del CCNL/2007. Tale orario è valido solo in presenza degli alunni ovvero è in vigore da l’inizio delle lezioni sino al termine delle stesse. Pertanto dal giorno stabilito dal calendario regionale al termine delle attività didattiche (30 giugno) i docenti possono essere impegnati in:

attività collegiali obbligatorie (definite nell’art. 29 dello stesso Contratto), che consistono in:

  • consigli di classe, per un impegno complessivo annuo non superiore alle 40 ore annue;
  • scrutini ed esami, compresa la compilazione degli atti relativi alla valutazione;
  • riunioni del Collegio dei docenti, attività di programmazione, fino a un massimo di 40 ore annue (le ore eccedenti vanno retribuite con il fondo di istituto (art. 88, c. 2, lettera “d”);
  • eventuali attività di informazione alle famiglie.

attività aggiuntive (da svolgere su base volontaria) previste nel POF o deliberate dal Collegio dei docenti, che danno diritto al compenso orario o forfettario; attività di aggiornamento, anche queste da svolgere su base volontaria, (art 64 sempre dello stesso Contratto).

Dalle norme contrattuali appare evidente che i docenti, terminate le lezioni non possano essere obbligati alla presenza a scuola secondo il loro normale orario d’insegnamento per svolgere attività non previste dal POF o non deliberate dal Collegio dei docenti oppure oltre i limiti sopraindicati.

Preme ricordare la nota ministeriale prot. n. 1972 del 30 giugno 1980 chiarificatrice della questione: “Appare in contrasto con il sistema previsto dai Decreti Presidenziali 31 maggio 1974, numero 416 e 417, l’imposizione di obblighi di semplice presenza nella scuola che non siano dipendenti da iniziative programmate e attive e rispondenti a reali esigenze delle singole scuole. Si tratterebbe infatti di presenza permanente formale che, in tal caso, non terrebbe conto della peculiare caratteristica dell’istituzione scolastica, che si differenzia della prevalente attività (quella di insegnamento destinato agli alunni) prevista dal calendario scolastico.”

Gli stessi concetti sono stati ribaditi con successive note e sentenze.

Tra queste ultime ricordiamo quella del Consiglio di Stato n. 173/1987: “…Né è ipotizzabile l’imposizione dell’obbligo della semplice presenza nella scuola indipendentemente dall’impegno in attività programmate, non trovando ciò corrispondenza nel sistema delineato dal D.P.R. n. 417/1974”.

Data
10-06-2016
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